PhoeBLOG
lunedì, 31 maggio 2004
Oggi ho sentito una canzone, e ho avuto una specie di orgasmo.
Giuro.
lunedì, 31 maggio 2004
Ieri sono passata col treno vicino a casa dell'amico Oscar. Chissà che fine avrà fatto l'amico Oscar.
Ogni volta che passo di lì mi torna alla mente quel mattino di tanti (troppi) anni fa, quando lo vidi piombare di corsa nello scompartimento, e all'improvviso l'atmosfera cambiò colore.
L'amico Oscar era così: sempre sorridente, con quella bella faccia da schiaffi e quell'approccio forse un tantino troppo diretto ("ciao, mi chiamo Oscar, e tu? mi dai il tuo numero di telefono?" e come facevi a dirgli di no?!) che lo fecero ben presto diventare l'idolo delle giovani donne pendolari (e niente niente il fastidio dei giovani uomini pendolari).
Lui, che quando lo conobbi, andava a Milano per tentare il test di ammissione a medicina, poi pensò per un attimo di fare farmacia, poi non gli dispiaceva neppure ingegneria, e dopo un mese si era iscritto a giurisprudenza.
Lui, che la prima volta che venne a prendermi con la vespa, lo dovetti portare a casa io in auto, ché la vespa non era mica conciata tanto bene.
Lui, che la sera che riuscì finalmente a venirmi a prendere con la vespa poi mi portò a fare un giro sui colli, e mi parlò tutta la sera di una tizia che aveva ancora nel cuore, e io gli parlai tutta la sera di un tizio che avevo ancora nel cuore...da lì io e l'amico Oscar, che eravamo giovani ma non del tutto deficienti, realizzammo che forse non era mica il caso di continuare ad andare sui colli insieme con la vespa.
L'ho poi rivisto solo un paio di volte in metropolitana, sempre sorridente, sempre con la sua bella faccia da schiaffi, che si lamentava che non riusciva a dare esami e che quella facoltà non gli andava mica tanto a genio ("Statale di merda!" era il suo grido di battaglia).
domenica, 30 maggio 2004
Sabato qualcuno mi ha fatto una sorpresa. Quel qualcuno dovrebbe sapere quanto gli sono grata.
Sabato qualcuno è corso alla stazione solo per salutarmi, giusto un minuto.
Sabato qualcuno, in quel brevissimo minuto, mi ha trasformata in una statua di cera.
Sabato qualcuno mi ha regalato una bellissima emozione.
venerdì, 28 maggio 2004
Il venerdì che precede uno di quei sabati non esiste più. Adoro questi venerdì
Il venerdì prima scorre via velocissimo, qualunque impegno sia segnato in agenda.
C'è un valigino da preparare (sono diventata espertissima nella preparazione di valigini fine-settimanali): abiti comodi...tac! qualcosa di carino...tac! biancheria intima...tac! un phon...tac! un mini beauty-case...tac! un ombrellino che-non-si-sa-mai...tac! occhiali e caricabatteria del cellulare...tac!
E non dimentichiamoci i suoi occhiali da sole, scordati l'ultima volta nella micra, e il libro del Morozzi, che deve assolutamente leggere!![]()
giovedì, 27 maggio 2004
Evadere: (fig.) sottrarsi a un ambiente, a un modo di vita che opprime.
mercoledì, 26 maggio 2004
Non so se ti è mai capitato. Ieri, tornando dal lavoro, per strada ho addocchiato il manifesto elettorale con su il bel faccione sorridente del candidato di AN.
Sei in stazione, aspetti il tuo treno buona buona, lì sulla banchina.
Ad un certo punto pensi: "e se improvvisamente dovessi impazzire, e mi buttassi sotto il primo treno di passaggio?"
Oppure: sei in un posto che per convenzione sociale richiederebbe silenzio e discrezione (museo, chiesa, conferenza...) e pensi: "e se improvvisamente dovessi impazzire, e urlassi a squarciagola SIETE TUTTI DELLE MERDEEEE?"
E se improvvisamente dovessi impazzire, e votassi per lui alle prossime elezioni?
martedì, 25 maggio 2004
Promemoria: esiste una persona capace di riportare il sereno, quando sono fuori di me. buono a sapersi ![]()
lunedì, 24 maggio 2004
L'ho fatto davvero. "...la sera che arriva non è mai diversa dalla sera prima Individuo subito il bar, ordino un cuba libre.
Sono andata in uno di "quei" locali.
Un locale dove per entrare devi essere in lista.
Dove giovani in Ferrari e Porche sfilano fino ai posti a loro riservati, mentre tu stai in fila per entrare.
Dove ragazzi e ragazze vestiti tutti uguali e pettinati tutti uguali sorseggiano cocktail colorati e dai nomi esotici.
Dove il buttafuori ti passa meticolosamente al vaglio e poi ti fa entrare (anche se fa notare poco gentilmente all'amico GL che col maglioncino non è molto elegante...).
Insomma, un posto così.
Mi sento il classico pesce fuor d'acqua: io sono abituata ai pub, ai locali dark-punk, alle discoteche sfigate di periferia, alle feste della birra...allora che fare?
Dare retta alle immortali parole del Sommo, che non si sbaglia mai:
la gente che affoga nell'unica sala: la discoteca
ci vuol qualcosa per tenersi a galla sopra questa merda,
sopra questa merda..."
Buono, solo un po' troppo carico, tant'è vero che svuotato il bicchiere il mio lobo frontale mi fa ciao-ciao con la manina, si mette camicia hawaiana e occhiali da sole e se ne va ai Caraibi.
Fortunatamente la musica non è malaccio: mi butto in pista con gli amici, ballo come una forsennata fino all'ora di chiusura, riesco anche a sferrare un potente sinistro al naso di uno sconosciuto, mentre eseguo il balletto di YMCA in preda all'eccitazione
(sconosciuto, scusami tanto!).
Di tutte le altre cose che ho fatto ieri sera in quel locale non ricordo altro, ma forse è meglio così.
Arrivata a casa, devo assolutamente fare un pediluvio caldo coi sali del mar morto, che ho i piedi che sembrano due zamponi la notte di Capodanno.
E durante quel pediluvio penso, rifletto, argomento, e nella mia testa scrivo pagine e pagine di trattati filosofici.
Di quello che ho partorito in quei 15 minuti di pediluvio filosofico ricordo poco o niente, che nel frattempo durante la notte il mio lobo frontale è tornato dai Caraibi; abbronzato sì, però è tornato.
Una sola cosa ricordo: una volta a letto mi sono infilata le cuffie, "Take me somewhere nice" di Mogwai nel lettore cd, e appena le prime note di chitarra hanno raggiunto le mie orecchie ho realizzato che la musica è per me un bisogno primario, come mangiare, dormire, fare l'amore.
Non ho ancora individuato il punto preciso del mio corpo dove questo accada, so solo che quando sento certe note sto semplicemente bene: ho una goduria dentro che non so spiegare.
Soddisfatta per aver concepito un pensiero di tale profondità, mi sono addormentata, col sorrisino etilico sulle labbra e con le cuffie ancora in testa.
giovedì, 20 maggio 2004
Sto cominciando a preoccuparmi sul serio... Spero che prima o poi mi passi.
Stamattina dovevo svegliarmi presto: fatto.
Dovevo andare al lavoro: fatto.
Dovevo telefonare al commercialista: fatto.
Dovevo comprare un paio di jeans: fatto.
Dovevo mandare una raccomandata: fatto.
Dovevo andare in banca: fatto.
mercoledì, 19 maggio 2004
Che goduria camminare a piedi nudi!
martedì, 18 maggio 2004
Sono stanca.
Non ne posso più di gente che sta male.
Per un giorno, un giorno soltanto, vorrei poter incontrare solo gente beata, col sorriso sulle labbra, che mi dica "va tutto bene!", e che ci creda sul serio.
Solo per un giorno.
domenica, 16 maggio 2004
Passo a prendere l'amica M con la micra.
Mi aspetta fuori casa; appena mi vede arrivare si avvicina con aria mesta.
Mi chiedo mentalmente "cosa sarà mai quell'aria mesta?", poi lei sale in macchina e sussurra "gli ho chiesto di ridarmela il prima possibile", allora capisco: l'amica M ha portato l'amata auto dal meccanico per il tagliando, e lei senza auto è come un pesce fuor d'acqua. Uguale.
Non oso immaginarla costretta senza cellulare, sennò mi intristisco troppo.
Appena sente uscire dalle casse le struggenti note di "La nostra relazione" di Vasco, buttà lì un sarcastico "è nuova?", allora capisco che la situazione per lei non è poi così disperata, quindi stasera ci si può divertire.
L'appuntamento con gli altri è nel parcheggio di un centro commerciale nella bassa pianura.
Non so perchè mi sia venuta questa idea geniale, visto che il centro commerciale si trova esattamente all'altro capo della provincia, e me ne rendo conto solo ora che corro (per quanto il verbo "correre" si possa riferire alla mia micra) per non arrivare in ritardo.
Come Filini-l'organizzatore non valgo un granché, ma chissenefrega.
Al luogo dell'appuntamento ci aspettano l'amico PP e l'amica Cri: lui ci propone subito "andiamo a sentire suonare un gruppo di vecchi?"
Ed io "che genere fanno?" (ti prego, fa che non facciano jazz, fa che non facciano blues, ti prego ti prego ti prego!)
L'amico PP risponde "rock", ed io sono già in macchina, col motore acceso, pronta per partire.
Il pub dove si esibisce il gruppo di vecchi si trova esattamente all'altro capo della provincia (il terzo vertice di un triangolo), ma anche stavolta il chissenefrega regna sovrano.
Arrivati nel pub in mezzo alla campagna, riconosciamo ad un tavolo l'amico Fabione accompagnato dal Giovane O.
Ci sediamo con loro, ma il gruppo di vecchi, che sta già suonando da un'oretta buona e che ci sta dando dentro mica male, ci impedisce di scambiare una benchè minima conversazione vocale.
Utilizzando alcune nozioni di lingua dei segni saluto l'amico Fabione, gli chiedo come va, rispondo a mia volta "tutto ok" e ordino da bere, non senza difficoltà, che dire "cuba libre" con la lingua dei segni vi voglio vedere a voi.
Il gruppo di vecchi è composto da un numero imprecisato di elementi: sembra un po' una E Street Band nostrana, c'è pure il tipo col bandana in testa.
In realtà i vecchi sono solo due: la prima chitarra, ed uno dei due cantanti (il tizio del bandana), gli altri sono (relativamente) giovani.
Fanno un rock onesto e passionale, hanno scelto le cover più conosciute (Deep Purple, Led Zeppelin, roba così), ad un certo punto piazzano lì anche una "Comfortably numb" dei Pink Floyd, e giuro che gli riesce proprio benino, ma niente.
Il pubblico è di ghiaccio.
Solo qualche invasato vicino al palco, che si vede benissimo che sono gli amici e le morose della E Street Band, per il resto zero.
Zero applausi, zero entusiasmo, zero mani che battono il tempo, zero urletti.
Però, che gentaglia che c'è, qui in questo pub della bassa pianura.
Per fortuna ci siamo noi, che riscaldati dall'alcool e dalla buona musica ci esibiamo in un tifo esemplare, tant'è che verso la fine, al terzo bis (richiesto da nessuno, un'iniziativa dei musicisti che nel frattempo si sono galvanizzati per conto loro) il tastierista-cantante ci dedica un pezzo dicendo "siete meravigliosi".
Nel frattempo arriva anche il cugino Paul con un collega; sono reduci da una cena di lavoro in un agriturismo lì vicino e continuano a ridere, che non so bene cosa diano da bere in quell'agriturismo, ma intanto mi sono fatta dare il nome.
In mezzo al pubblico scorgo anche l'amico H, che vedo regolarmente una volta ogni 6 mesi, sempre ai concerti; per il resto ci sentiamo ogni tanto via mail.
L'amico H mi fa delle gran feste, poi addocchia anche l'amica M e l'amica Cri e si precipita a salutarle.
L'amico H è un tipo diciamo un po' emotivo: è tutto contento, continua a sghignazzare e ondeggia con l'aria serafica che sembra Stevie Wonder al pianoforte e continua a ripetere "come sono felice di vedervi", che tradotto significa che ci salterebbe addosso a tutte e tre, lì nel pub.
L'amico H è fatto così.
Finito il concerto, il pub piano piano si svuota.
Se ne vanno il cugino Paul col collega, se ne va l'amico H con la sua erezione.
Rimaniamo solo noi, a scambiarci finalmente messaggi vocali e a svuotare allegramente i nostri bicchieri.
Poi, visto che le cameriere cominciano a mettere le sedie sui tavoli e a passare lo straccio per terra, realizziamo che si è fatta una certa ora, e ce la svignamo.
Prima di uscire, ci si avvicina il cantante vecchio (quello del bandana), un gigante con due braccia enormi, e sussurra a noi tre donne "posso dirvi una cosa?", e noi spaventate "...certo", e lui "siete belle!".
Che grandi questi cantanti rock cinquantenni, l'ho sempre detto io.
mercoledì, 12 maggio 2004
SCIOPERO (fino a nuovo ordine)
martedì, 11 maggio 2004
C'è una punk dentro me.
Devo solo lavorare un po' per farla uscire.
venerdì, 07 maggio 2004
'Mo me lo segno - infrangere pesantemente il codice stradale viene molto più facile a Milano che in altri posti;
- l'aeroporto di Linate si trova esattamente dalla parte opposta rispetto al centro;
- devo imparare a non farmi più tanti scrupoli sull'argomento "parcheggio selvaggio" ("e, ma dopo quello lì riesce ad uscire?" "ma qui non si può!" "sul marciapiede no, che passano le persone...");
- il vero spettacolo ai concerti sono le persone che vanno ai concerti;
- non mi piace molto essere schiacciata dalla folla;
- il cantante dei Mistonocivo è un gran pezzo di ragazzo;
- il presentatore non capisce una sega ("ed ecco ora a voi...i tanto attesi Marlèn Kanz!!!");
- nei locali affollati mai piazzarsi sotto il ballatoio, a portata di spranga d'acciaio che piomba improvvisamente dall'alto;
- se non mi perdo anche nella strada di ritorno non mi diverto.
giovedì, 06 maggio 2004
...e stasera Mistonocivo + Marlene Kuntz ![]()
mercoledì, 05 maggio 2004
Sarò originale: cheduepalle 'sta pioggia! ![]()
lunedì, 03 maggio 2004
Dico: "...preferirei saperlo subito." Dico queste cose, e mi sento vagamente ipocrita.
Dico: "...la cosa che mi farebbe letteralmente ribollire il sangue è scoprire di esser stata ingannata."
Dico: "...che poi uno non è obbligato a raccontare tutto tutto, ma le bugie proprio no."
Uno non è obbligato a raccontare tutto tutto.
Però.
Io non sono solo questo blog.
Ma io sono anche questo blog.
domenica, 02 maggio 2004
Questo è un post spontaneo Venerdì sera ho conosciuto due splendori, che rispondono al nome di dot e sorellina.
Dot è semplicemente un ossimoro vivente (quella cosa che mi hai sussurrato all'orecchio prima di salutarmi, cara, mi emoziona ancora...)
Sorellina ha un bellissimo sorriso, una risata inconfondibile ed una maglietta meravigliosa.
In fondo in fondo credo sia simpatica, anche se mi ha accusata per tutta la sera di essere una vipera, tsè.
domenica, 02 maggio 2004
Festa in cascina, update Vedo il cugino Paul per pranzo, e gli faccio:
"ma tu non avevi mal di testa, ieri??!"
e lui: "il potere della topa"
domenica, 02 maggio 2004
La festa in cascina è sempre un evento atteso.
Chi lo sa perchè: forse per l'ambiente, forse per la musica, forse per la gente, forse per le sostanze psicotrope che girano...
"Porta qualcosa da mangiare o da bere", ok.
Arriviamo e scorgiamo da lontano dei bimbi.
Io dico "i puffi, che bello!".
Ma presto i puffi se ne vanno a nanna, ché anche tra i giovani alternativi resistono certe regole del vivere comune.
Rimangono invece le pance, tante pance, e facendo un calcolo veloce tra puffi e pance realizzo che tra i giovani alternativi la maternità è di gran moda, e meno male.
Il cibo come sempre è abbondante e delizioso, il beveraggio non manca.
Il deejay protesta che nessuno balla più alle feste.
Mi sento tirata in mezzo: lo raggiungo al mixer e gli faccio metter su una roba tipo disco inferno.
La saletta si riempie come per magia: il giovane alternativo dimostra di apprezzare la disco music anni '70. Sembra strano, ma è così.
I deejay si alternano al mixer, le musiche cambiano: si passa con gran disinvoltura dalla disco al reggae, dal crossover allo ska, dal più becero pop anni '80 a Jimi Hendrix, passando per i Police (apprezzabile il mix che l'amico Mamo butta lì tra "Need you tonight" degli INXS e "Foxy lady").
Insomma, si balla a volontà, si balla senza ritegno (le mie ginocchia ringraziano).
Il cugino Paul, che prima aveva un'emicrania terribile, come per magia sembra rinato (chissà cosa ha fumato); la cugina Fra aveva mal di schiena, ed ora si agita in sala come una dannata...potere taumaturgico della musica?
Io esco a prendere una boccata d'aria; sul dondolo sotto il portico alcuni giovani alternativi chiacchierano del più e del meno e fumano allegramente.
L'aria è fresca, il cielo stellato.
In questo momento, qui, ci sto gran bene.
Come no.
Ma avrei anche tanta voglia di essere da un'altra parte.