PhoeBLOG
lunedì, 18 luglio 2005
Luglio, col bene che ti voglio Quando ho cominciato a metter su i lucidi e a presentare la mia tesina, il direttore del corso si è alzato per andare non so dove (forse in bagno).
Son cose.
Però me ne sono liberata, e questo è quanto.
Mia madre mi chiede "ma adesso cosa sei? ma a cosa è servito quel corso?"
E io a risponderle che sono ancora la stessa sfigata di prima, che il corso non serviva a nient'altro se non a imparare cose nuove, che non per questo diventerò ricca sfondata.
Evito di aggiungere il particolare che attualmente non ho neppure i soldi per pagare le tasse e che ogni volta che ci penso mi vien su una malinconia che non so spiegare.
Meglio censurarle certe cose, soprattutto con Miss Caulfield.
Intanto sono tornata a casa, e sono già un ricordo le dolci colline, i poggi e i poderi, i vini e i cibi sublimi, le risate, i buonanotte e i buongiorno con il viso ancora sul cuscino...
In compenso domani ho la visita dal ginecologo.
Splendido.
Questo vorrà dire che:
- spenderò altri soldi (e vai con la malinconia)
- il caro dottore mi ricorderà nuovamente che sono fuori tempo limite per avere una maternità decente
- mi peserà, e mi farà notare che ho messo su parecchi chili
Mi vien voglia di sbronzarmi fino a star male, ma, sempre per la storia dei famosi chili in più, sarei a dieta strettissima.
Potrebbe venirne fuori un bel blues.
mercoledì, 06 luglio 2005
Cià, che mi tocca andare qualche giorno al mare, a prendere il sole in spiaggia, fare bagni e strafogarmi di buon gelato. (nel frattempo mi tocca anche discutere una tesina, ma questo è un dettaglio da nulla)
Poi mi toccherà raggiungere la casa nella prateria, tra verdi colline, crete, terme e vini famosi, a fare il niente di niente.
Che vita di merda.
lunedì, 04 luglio 2005
Il titolo di questo post sarà: Sono snob, ma non per scelta. Sono una snob passiva, ma me ne compiaccio abbastanza. Che già di suo il titolo dovrebbe dire tutto.
Invece no, allora spiego.
Sono l'unica che conosco (mi conosco? boh) che non ha visto una sola, dico una singola immagine televisiva del Laiveit.
Perchè non ho la tv, perchè vivo solo di radio e di ciddì.
E vivo benissimo, a dirla tutta.
venerdì, 01 luglio 2005
Mama insegnami a bailar…
Quando ho fatto la lista dei pro e dei contro, prima di comprare questa casa, avevo certamente pensato al verde qui intorno, al salone ampio e luminoso, alla soluzione abitativa diversa dall’appartamentino stipato in un palazzone di periferia, eccetera eccetera. Intanto io sono qui, sul mio lettone, a cercare di leggere Nick Hornby.
Non avevo certo considerato che mi sarei poi potuta vantare con amici e nemici di vivere in un paese che ha un altoforno uguale uguale a quello di Springfield, dove puoi immaginare Homer compiere danni e buttare qua e là materiale radioattivo dal mattino alla sera.
Ma soprattutto non avevo tenuto conto che il fatto di abitare a non più di 500 metri in linea d’aria dal campo di calcio di questa piccola frazione non avrebbe significato soltanto fischi, urla e bestemmie la domenica pomeriggio, ma anche la famigerata festa di paese.
Con tanto di tendone, salamelle alla brace, giochi gonfiabili, e il temuto palco. Con la temutissima band. Che fa il temutissimo liscio, ma anche le temutissime cover di cantautori anni ’60, morti in disgrazia sotto qualche ponte o in qualche ospizio.
Insomma, prima mi sono sorbita Nell’immensità, Il ballo di Simone, Tropicana, e ora eccoli qui, che vogliono imparare a bailar nell’eventualità che conosco quella giusta…eccetera.
Temo solo l’arrivo del Ballo del pinguino e di Bandiera gialla, vera perla della band da festa di paese, ma quella se la tengono per ultima, i furbini, che quella fa l’effettone, come non saperlo.
Che a leggere quest’ultimo Hornby mi viene su come un sentimento di delusione, ma sono solo a pagina 50 e si fa sempre in tempo a cambiare idea. Però.
A leggere quest’ultimo Hornby mi vien voglia di scrivere al Nick Hornby padano, per dirgli che stavolta lui è meglio, ma di molto, dell’originale, ma tant’è.
Cerco di dormire, ma la colonna sonora di Love Story non mi dà tregua (non nella mia testa, spiritosone: sempre la band di cui sopra); mi vien voglia di leggere Nori, prendo Grandi ustionati dallo scaffale, ma poi mi accorgo di averlo appena riletto, uffa.
Non ho voglia di leggerne un altro, non ho voglia di continuare con l’Horby originale…il Lucarelli d’antan? Peggio mi sento.
Fammi respirare un po’ di zampirone, va’, che magari ha un qualche effetto lisergico.
venerdì, 01 luglio 2005
Ne sono conscia e ne sono fiera: oggi ho rappresentato il sogno di tutti gli stilisti del capello.
Poc'anzi mi sono recata dal mio, mi sono fatta lavare i miei ormai lunghi capelli, mi sono fatta mettere la mantellina e davanti allo specchio ho pronunciato la mitica frase: "fai ciò che vuoi".
Allo stilista sono brillati subito gli occhi, al che mi sono sentita in dovere di aggiungere: "basta che non mi conci da brava bambina, io non sono una brava bambina!"
Lo stilista del capello ci ha dato giù di forbici che era un piacere starlo a guardare.